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Uno spazio dove le immagini parlano prima delle parole, e le parole arrivano piano:
per raccontarti le Mari, i corsi, la carta, l’acquerello e tutte le parti di noi che cercano forma.


Non solo immagini belle: MAT’illustro e il femminile plurale
Un’immagine può essere bella. Può stare bene su una parete. Può avere colori delicati. Una composizione armoniosa. Un volto gentile. Una forma che rassicura. Può piacere subito. E va bene così. Ma a volte un’immagine fa qualcosa di diverso. Non si limita a farsi guardare. Non resta lì, composta, dentro la sua cornice. Non chiede solo: “ti piaccio?” A volte un’immagine ti guarda indietro. Ti ferma. Ti sfiora. Ti raggiunge in un punto che non avevi preparato. E senza spiegarti
2 lug


Le mie Mari: le parti di noi che affiorano sulla carta
Dentro ognuna di noi c’è più di una voce. C’è quella che resta in silenzio. Quella che osserva tutto. Quella che ha imparato a proteggersi. Quella che cambia idea. Quella che non chiede più permesso. Quella che ride, anche quando non dovrebbe. Quella che torna, proprio quando pensavamo di averla lasciata indietro. Siamo fatte di molte parti. Alcune si mostrano subito. Altre hanno bisogno di tempo. Altre ancora vivono sul fondo, come conchiglie nascoste nella sabbia, e aspetta
19 giu


Come è nato MAT’illustro: quando un disegno diventa un luogo in cui riconoscersi
Ci sono progetti che non nascono in un giorno preciso. Non arrivano con un nome già pronto, con una forma ordinata, con tutte le risposte al loro posto. A volte nascono piano. Da un gesto ripetuto. Da un foglio lasciato sul tavolo.Da un colore che si allarga nell’acqua. Da un volto incontrato per caso. Da quella sensazione sottile che arriva prima delle parole:“questa cosa mi riguarda”. MAT’illustro nasce così. Nasce dal modo in cui Maria Antonietta Tilloca guarda le persone,
15 mag
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